Perché gli unicorni sono popolari in Rete e sui social

Perché gli unicorni sono popolari in Rete e sui social

Solo su Instagram con l’ hashtag #unicorn sono taggati oltre dodici milioni di post. C’è di tutto: dagli immancabili Frappuccino Unicorno di Starbuck ai gonfiabili per il mare, passando per make-up e hair look variopinti e gadget e accessori per qualsiasi occasione, persino per la toilette. Quello che qualche estate fa sembrava un trend passeggero – con gli oggetti a tema unicorno che erano in cima alla lista dei giocattoli più desiderati dai bambini e non solo, tanto da convincere praticamente qualsiasi azienda del settore ad aggiungerli in catalogo – insomma non lo era, tanto che la domanda che sorge spontanea è perché gli unicorni sono popolari e con ogni probabilità lo resteranno ancora per molto?

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Negli oltre dodici milioni di post taggati #unicorn su Instagram c’è praticamente di tutto: feste a tema, costumi da cosplayer, make-up e via di questo passo. A dimostrazione, appunto, della popolarità di cui godono in Rete queste creature mitologiche.

Chi, come Vox, ha provato a risalire alle origini della unicorno-mania ha formulato almeno due ipotesi e sorprendentemente non hanno tanto a che vedere con la natura magica e mitologica di queste creature.

L’unicorno-mania è solo nostalgia dell’infanzia?

Gli unicorni piacciono e piacciono ai grandi più che ai bambini perché sono un prodotto del marketing della nostalgia. Non ci sono, infatti, soltanto peluche a forma di unicorno o slime arcobaleno venduti come non meglio precisati prodotti biologici di queste creature mitologiche. Ci sono soprattutto cover per gli smartphone, pochette per il trucco, power bank a fantasia unicorno: tutti oggetti che, non è difficile capire, sono rivolti a un pubblico più adulto, ammesso che anche i prodotti per l’infanzia non debbano sedurre, in realtà, un pubblico di decisori degli acquisti già cresciuti. Una possibile risposta alla domanda “perché gli unicorni sono popolari?” è, insomma, perché sono popolari tra i millennials che, a loro volta, sono tra le generazioni a cui più i marketer strizzano l’occhio e che più influenzano i trend di acquisto. L’effetto nostalgia interverrebbe proprio a questo punto: cresciuti negli anni Novanta, i trentenni di oggi hanno giocato con i Polly Pocket unicorno, acquistato in edicola libri da colorare che li proiettavano diritti nel loro mondo fatato e via di questo passo; non è strano, perciò, che godano oggi nell’acquistare prodotti arcobaleno che li riportino anche solo vicariamente all’infanzia.

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Chi è cresciuto negli anni Novanta ha giocato con Polly Pocket e numerose altre uscite da edicola che avevano come protagonisti proprio gli unicorni. Per i Millennials, così, l’unicorno-mania è presto spiegata come una forma di nostalgia marketing.

Unicorni, fenicotteri, lama: il potere della tenerezza contro il caos del Rete

La seconda ipotesi sul successo degli unicorni è che questi funzionano in Rete, negli ambienti digitali, perché teneri: eterei, dalle forme morbide e dai colori delicati, rimandano a un immaginario protetto come quello dell’infanzia e trasmettono un’idea di innocenza. Proprio per questo rappresentano l’antidoto al flaming, al discorso dell’odio e ad altre forme di comportamento scorretto online, tanto che – trasformati in GIF o meme – sono l’ideale per il socialbombing, per fermare cioè a colpi di innocuo nonsense contenuti e thread controversi. È il destino che condividono con cuccioli e gattini sul web, ma anche con fenicotteri rosalama e bradipi che, a proposito di fenomeni inspiegabili, sembrano essere tra i più recenti feticci della Rete, forse anche in virtù del fatto che si tratta di specie animali più inconsuete da incontrare da vicino. Quanto detto fin qua potrebbe avere, però, un valore meno personale e più macro di quanto si immagini: la mania per gli unicorni, cioè, sarebbe da ricondurre a quello che la cultura giapponese indica come “kawaii“, ossia il bisogno di riempire l’immaginario pop con idee, figure, oggetti “fuffosi” anche nelle forme, in grado di trasmettere immediatamente un senso di coccole e di convincere alla gentilezza, nato non a caso all’indomani della seconda guerra mondiale e come risposta al caos della post-modernità.

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Gli unicorni non sono soli nella loro missione di portare un po’ di gentilezza in Rete: simpatici lama, fenicotteri rosa e bradipi contribuiscono a rendere il web un posto più tenero.

Gli unicorni sono “instagrammabili” ed è questa la ragione della loro popolarità

C’è un’altra possibile ragione, però, perché gli unicorni sono popolari in Rete e questa volta è direttamente riconducibile alle leggi della viralità, a cosa fanno gli utenti sui social network e a come e perché lo fanno. Unicorni, ma anche fenicotteri, lama e avocadi o bradipi appunto funzionano sui social perché sono visivamente accattivanti: coloratissimi, infatti, riescono a catturare l’attenzione di chi sta scorrendo anche distrattamente il feed di Instagram e favorire l’interazione. Un post che contenga un unicorno, insomma, è un post acchiappa like. È proprio qui che si innesca una sorta di circolo vizioso: come ci sono posti instagrammabili e i ristoratori sempre più spesso creano piatti più belli da vedere che buoni da mangiare e a prova di food porn, torte unicorno, budda bowl arcobaleno, acconciature variopinte e make-up da fiaba fanno un post di Instagram perfetto.

Non a caso tra le proposte di ospitalità esperienziale di Booking ci sono state nell’ordine The Unicorn House a Milano e l’Avo-Condo di Sidney.

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Dopo The Unicorn House a Milano, Booking ha dato ai suoi utenti la possibilità di dormire in un piccolo appartamento interamente arredato a tema avocado a Sidney.

Già qualche tempo fa, precursore tra gli influencer , Kim Kardashian aveva organizzato un intero party a tema unicorno per il compleanno della figlia, forse anche consapevole del fatto che ogni momento di quel party avrebbe generato (molto) buzz social.

Alle origini della passione di Internet per gli unicorni

Come fa notare Vice, però, gli unicorni sono un feticcio dell’Internet culture da più tempo di quanto si possa immaginare e non sempre sono stati le creature tenere e coccolose a cui siamo abituati. Tra i video più visti di sempre di YouTube infatti c’è “Charlie The Unicorn”, una sorta di serie animata di inizio Duemila i cui protagonisti sono degli unicorni sadici e un po’ depressi e i loro dialoghi ai limiti del paradossale.

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Un meme ispirato a “Charlie The Unicorn” e ai dialoghi surreali dei suoi protagonisti unicorni.

È un po’ lo stesso mood di @UnicornoTriste, una pagina Facebook che rivendica il diritto anche degli unicorni a essere tristi, specie di fronte alle patetiche avventure che la vita di tutti i giorni mette davanti.

Hey amici ?#fumetto #comics #vacanze #tristezza #solitudine #sad #unicornotriste #?

Pubblicato da Unicorno triste su Venerdì 2 agosto 2019

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