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Dove e The Body Shop si uniscono a PETA

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NOVITÀ DI MARKETING DIGITALE

Dove e The Body Shop si uniscono a PETA

L’11 marzo 2013 è entrato in vigore il divieto totale di sperimentazione dei cosmetici sugli animali nell’Unione Europea
Dove e The Body Shop si uniscono a PETA e chiedono il sostegno dei consumatori
È stata inviata una lettera al Parlamento Europeo, alla Commissione Europea e al Consiglio Europeo – firmata da diversi brand cruelty-free – in cui si criticano la Commissione Europea e l’ECHA per «aver di fatto annullato tale divieto richiedendo che alcuni dei prodotti cosmetici di ampio uso venissero testati sugli animali».
Così, Dove e The Body Shop si uniscono a PETA, organizzazione non profit a sostegno dei diritti degli animali, per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su questa causa.

Sono dunque apparsi negli ultimi giorni dei murales per le strade di Parigi, Berlino, Milano e Madrid che hanno come oggetto un disegno che richiama la sperimentazione sugli animali, accompagnato dalla scritta “l’Europa ci sostiene nel porre fine ai test sugli animali” e dall’ hashtag #savecrueltyfreecosmetics. Sui murales è possibile inoltre trovare un link alla pagina web dove è possibile firmare la petizione online per «una Europa senza sperimentazione animale».
Fonte: PETA UK
Lo scopo è mobilitare 1 milione di cittadini europei nel sostegno di questa causa, dimostrando alle autorità europee la posizione dei consumatori in merito e chiedendo così alla Commissione Europea di mantenere il divieto totale imposto in precedenza.
Sui canali social di The Body Shop e di Dove è stato condiviso un breve video per promuovere l’iniziativa e invitare gli utenti ad aderire.

? EU citizens in the UK, listen up. The ECHA is calling for new animal testing for ingredients that have been used safely for many years ❌ To #SaveCrueltyFreeCosmetics join us @thebodyshop @PETAUK @CrueltyFreeEU @HSIEurope @Act4animalsEU & the ECEAE ? https://t.co/beJQrKebec pic.twitter.com/v56cUf73bn
— Dove UK & Ireland (@DoveUK) August 31, 2021
Quando i brand sostengono il cambiamento: verso la fine dei test sugli animali a livello mondiale
«Nessun animale dovrebbe soffrire nel nome della bellezza», ricorda Dove in una pagina del sito aziendale in cui invita i consumatori a firmare la petizione[1].
L’azienda si rivolge, però, anche agli operatori del settore, chiedendo il loro sostegno nel portare avanti questa iniziativa. Come ha dichiarato Firdaous El Honsali, senior director of global communications and sustainability di Dove, in un comunicato di PETA: «insieme ai nostri partner, The Body Shop e alcuni gruppi di salvaguardia dei diritti degli animali, vogliamo incoraggiare i nostri colleghi dell’industria beauty e il pubblico in generale a usare la propria voce nella lotta per eliminare la sperimentazione sugli animali nell’Unione Europea una volta per tutte, firmando questa Iniziativa dei Cittadini Europei»[2].
The Body Shop, invece, da diversi anni è impegnato nella lotta contro l’animal testing[3]. Come si legge sul sito di PETA, The Body Shop sarebbe il primo brand globale del settore beauty ad aver intrapreso, nel 1989, la battaglia contro i test dei prodotti cosmetici sugli animali[4]. Infatti, nel 1993 l’azienda ha avviato una campagna di raccolta firme per documentare la volontà dei consumatori europei di vietare i test dei cosmetici sugli animali. Nel 2018 il brand ha invece lanciato una campagna per promuovere una petizione per porre fine alla sperimentazione sugli animali a livello globale, firmata da 8,3 milioni di persone, a dimostrazione del fatto che i brand possono effettivamente fare la differenza nel sostegno di cause importanti.
Dopo i tanti progressi che si sono registrati in questo campo negli ultimi anni e con una crescente consapevolezza riguardo alla tutela degli animali, la direttrice degli affari pubblici di Cruelty Free Europe, Kerry Postlewhite, ha parlato proprio della necessità di sostenere il divieto ai test sugli animali: «I cittadini europei e i loro rappresentanti nel Parlamento Europeo si sono battuti molto affinché questi divieti venissero implementati, costituendo così anche un modello da seguire per molti altri mercati. Devono essere mantenuti come previsto, in modo tale che in Europa gli animali non soffrano a causa dei cosmetici».




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