{"id":2989,"date":"2021-05-29T22:11:44","date_gmt":"2021-05-29T22:11:44","guid":{"rendered":"https:\/\/super-news.info\/it\/web-per-bambini-regole-e-consigli-per-genitori\/"},"modified":"2021-05-29T22:11:46","modified_gmt":"2021-05-29T22:11:46","slug":"web-per-bambini-regole-e-consigli-per-genitori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/super-news.info\/it\/web-per-bambini-regole-e-consigli-per-genitori\/","title":{"rendered":"Web per bambini: regole e consigli per genitori"},"content":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 ragionamento su un web per bambini, un web capace di venire incontro cio\u00e8 anche alle esigenze dei pi\u00f9 piccoli e garantire loro esperienze costruttive, che non parta da un certo allarmismo sul cosiddetto screen time, ossia il tempo che i bambini passano davanti agli schermi di computer, tablet, smartphone. Gi\u00e0 nel 2015, secondo uno studio Ofcom, questo risultava superiore a quello trascorso davanti allo schermo della vecchia televisione: oltre 15 ore settimanali, contro 13 ore e 36 minuti.<br \/>\n ed era un tempo da cui erano escluse attivit\u00e0 come messaggiare o fare e ricevere chiamate.[\/NOTA]<br \/>\nNel 2015, secondo delle stime, i bambini trascorrevano circa 15 ore alla settimana davanti allo schermo di un PC, un tablet o uno smartphone, superando cos\u00ec per la prima volta il tempo trascorso alla TV. Fonte: Ofcom<br \/>\nNelle proprie linee guida su come proteggere i bambini online durante la pandemia da COVID-19, ad aprile 2020, UNICEF constatava che in molte regioni il tempo che bambini e ragazzi hanno trascorso connessi dall\u2019inizio dell\u2019emergenza coronavirus \u00e8 aumentato mediamente del +50%, anche inevitabilmente per via di didattica a distanza e lezioni da seguire online.<\/p>\n<p>I rischi che corrono online \u00e8 la dimostrazione in atto che non pu\u00f2 esistere un web per bambini?<br \/>\nSono numeri che, letti da soli, non possono non sollevare il dubbio che molti tra adolescenti e preadolescenti vivano oggi un vero e proprio rapporto di dipendenza dalla Rete e dalle tecnologie.<\/p>\n<p>Secondo il Pew Research Center oggi effettivamente oltre il 70% dei genitori americani sarebbe \u00abin qualche misura\u00bb o \u00abmolto\u00bb preoccupato che i propri figli trascorrano troppo tempo in Rete.<br \/>\nIl (troppo) tempo passato connessi \u00e8 stato fonte di preoccupazione per la maggior parte dei genitori durante l\u2019ultimo anno. Fonte: Pew Research Center<br \/>\n\u00c8 probabile per\u00f2 che per un nativo digitale categorie come online e offline siano pi\u00f9 prive di senso di quanto non lo siano per un genitore  millennials  o, ancor di pi\u00f9, Boomers: non a caso gli addetti ai lavori hanno coniato in riferimento a come i primi vivono la propria vita in Rete l\u2019aggettivo \u00abonlife\u00bb.<br \/>\n\u00abLe esperienze che i bambini vivono grazie ai dispositivi digitali \u2013 ha spiegato la psicologa e presidente dell\u2019associazione #UnitiinRete Federica Boniolo durante una puntata di Inside Talk dedicata alle insidie del web per bambini \u2013 non tolgono nulla ad altri tipi di esperienze: per la maggior parte dei bambini \u00e8 normale [e fisiologico, ndr] passare da momenti in cui svolgono alcune attivit\u00e0 grazie a un device ad altri in cui vanno al parco, giocano con altri bambini, fanno sport\u00bb.<br \/>\nI genitori infatti temono che una volta scoperta la Rete i bambini possano non cercare pi\u00f9 altri momenti, altri tipi di esperienze che esulino dal digitale, ma come ha proseguito l\u2019esperta \u00e8 possibile tranquillizzarli in questo senso.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non significa non essere realisti e non tenere in considerazione il fatto che il digitale con i suoi strumenti ha assunto un peso sempre pi\u00f9 consistente nelle vite dei giovanissimi e che \u00e8 qui che gli stessi, sempre pi\u00f9 spesso, vivono esperienze formative, intessono relazioni e via di questo questo passo. Da adulti responsabili \u00e8 necessario, cio\u00e8, essere consapevoli dei pericoli che i pi\u00f9 piccoli corrono online prima di provare a dare loro strumenti pratici per vivere (bene) in Rete.<br \/>\n\u00c8 Kaspersky a individuare la classifica dei sette principali rischi informatici per i bambini: in cima ci sono, prevedibilmente,  cyberbullismo  e  grooming  ma dalla societ\u00e0 non mancano di citare anche  phishing  e scamming, ossia la possibilit\u00e0 che i pi\u00f9 piccoli siano vittime di diverse forme di frode online, n\u00e9 la possibilit\u00e0 che tramite i social soprattutto vengano raccolti e utilizzati a fini commerciali molte pi\u00f9 informazioni e dati personali di quanto si immagini.<br \/>\n\u00abPosti come questi non sono frutto di un progetto pedagogico o ludico o pensati per imparare. Sono ambienti di marketing spinto, in cui veniamo guidati alla pubblicazione di una serie di contenuti di carattere personale per poi ricevere in cambio pubblicit\u00e0 targettizzata ed \u00e8 qualcosa che con l\u2019educazione, il gioco, persino con l\u2019imitazione che \u00e8 uno dei canali attraverso cui i ragazzi imparano, non c\u2019entra nulla\u00bb.<br \/>\n\u00c8 questa la risposta \u2013 che non lascia molto spazio ai dubbi \u2013 di Simone Cosimi, autore di \u201cNasci, cresci e posta. I social network sono pieni di bambini: chi li protegge?\u201d, in un\u2019intervista ai nostri microfoni, alla domanda focalizzata sul se il web come lo conosciamo sia un web per bambini o possa diventarlo.<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t Libri sul tema<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t\t&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\tNasci, cresci e posta. I social network sono pieni di bambini: chi li protegge?&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\tSpesso i pericoli a cui sono sottoposti i bambini sul web sono sopravvalutati rispetto alle opportunit\u00e0 di crescita che derivano da questi stessi ambienti&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t&#13;<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t\t\tLEGGI<\/p>\n<p>Davvero chi li gestisce non sa che i social sono pieni di bambini?<br \/>\nSull\u2019ultimo aspetto le big tech lavorano da tempo, spinte da interessi commerciali almeno quanto dall\u2019aver avuto in questi anni gli occhi puntati addosso quando, in concomitanza con casi di cronaca particolarmente controversi, si \u00e8 cercato di capire chi, quanto e perch\u00e9 dovesse essere considerato davvero responsabile della sicurezza dei bambini in Rete.<br \/>\nIl grande inganno dei social vietati agli under 13<br \/>\nNon \u00e8 passato molto tempo da quando l\u2019ennesima presunta challenge mortale sui social ha portato il Garante Privacy a bloccare TikTok in Italia, prima che dall\u2019app cinese dei lip sync e dei balletti musicali si impegnassero a verificare meglio l\u2019et\u00e0 dei propri iscritti e a rendere privati di default i profili under 16.<\/p>\n<p>Quella del limite d\u2019et\u00e0 per l\u2019iscrizione \u00e8 una vera e propria vexata quaestio per le piattaforme digitali. La maggior parte ha infatti policy che fissano a 13 anni l\u2019et\u00e0 minima per l\u2019iscrizione ai propri servizi: \u00e8 una soglia scelta per convenzione, facendola derivare dalle previsioni del COPPA, la normativa americana di riferimento quando si tratta di bambini e servizi della societ\u00e0 dell\u2019informazione. A questa si \u00e8 aggiunta pi\u00f9 di recente quella dei 16 anni, individuata come critica dal GDPR europeo perch\u00e9 cessi l\u2019obbligo di un consenso al trattamento dei dati personali \u201caggravato\u201d e cio\u00e8 prestato da chi eserciti la responsabilit\u00e0 genitoriale.<\/p>\n<p>Se basta frequentare anche sporadicamente i social network per accorgersi di essere in compagnia di moltissimi bambini di et\u00e0 inferiore ai 13 anni, spesso iscritti con falso nome o semplicemente fornendo un anno di nascita diverso da quello reale, una ricerca inglese di qualche tempo fa ha effettivamente confermato che tre quarti dei bambini tra i 10 e i 12 anni hanno almeno un account social. Raramente, cio\u00e8, piattaforme e loro gestori riescono a far rispettare davvero il limite d\u2019iscrizione agli under 13: forse per non aver mai adottato le tanto discusse real name policy, ossia per non aver vincolato l\u2019iscrizione ai propri servizi al fornire un documento d\u2019identit\u00e0 valido o forse perch\u00e9 non sono davvero interessate a farlo.<br \/>\nAvere un gran numero di bambini che frequentano le proprie piattaforme \u00e8, nonostante le posizioni ufficiali delle big tech smentiscano categoricamente che ci\u00f2 avvenga, un\u2019occasione ghiotta per raccogliere \u201cpiccoli dati\u201d interessanti agli occhi di marketer e investitori e da sfruttare, poi, quando si tratta di confezionare messaggi pubblicitari su misura rivolti a chi fa acquisti in vece dei propri bambini.<br \/>\nSenza contare che i gestori delle piattaforme possono godere di una sorta di \u201ceffetto first mover \u201d nel lasciare che, indisturbati, tanti minori di tredici anni utilizzino i propri servizi: una volta cresciuti, infatti, da un lato potrebbero essere cos\u00ec abituati a logiche e grammatiche specifiche delle singole piattaforme da non aver voglia di \u201csprecare\u201d altro tempo ed energie per impararne di nuove, fossero anche quelle di piattaforme pi\u00f9 verticali e specializzate, e dall\u2019altro potrebbero non voler spostarsi altrove perch\u00e9 hanno costruito nel frattempo una serie di contatti, di cerchie amicali rilevanti.<br \/>\n\u00c8 questa la vera ragione, tra l\u2019altro, del proliferare nel mondo dei social network e delle piattaforme digitali di \u00abalternative children friendly, kid friendly\u00bb, come le ha definite Simone Cosimi.<br \/>\nLe alternative per bambini ai pi\u00f9 comuni servizi digitali sono davvero pi\u00f9 sicure?<br \/>\nYouTube Kids, Messenger Kids, ora persino una versione di Instagram per under 13 sono le proposte delle big tech per un web per bambini o, meglio, le proposte con cui le big tech cercano di creare una narrativa rassicurante per genitori e decisori politici rispetto a cosa fanno e quanto al sicuro sono i pi\u00f9 piccoli in Rete, mentre di fatto legano gli ultimi a \u00abpiccoli inganni psicologici di gratificazioni immediate, badge, distintivi, livelli personali d\u2019esperienza, anche se poi la maggior parte delle volte non danno diritto ad alcunch\u00e9 di concreto, lavorano solo sulla nostra ansia di riconoscimento\u00bb, ha continuato l\u2019esperto.<br \/>\nPerch\u00e9 alcuni procuratori americani vogliono vietare a Zuckerberg di lanciare un Instagram under 13<br \/>\nMotivazioni simili avrebbero spinto i procuratori generali di oltre 40 stati americani a chiedere a Zuckerberg di rinunciare al lancio della versione di Instagram per under 13 a cui si \u00e8 gi\u00e0 accennato. Con questo servizio Facebook creerebbe un nuovo bisogno pi\u00f9 che rispondere a un bisogno gi\u00e0 esistente, hanno aggiunto i procuratori, dal momento che un bambino di nove o dieci anni non dovrebbe sentire affatto la necessit\u00e0 di sapere quali foto, quali Storie gli altri stanno pubblicando su Instagram.<br \/>\n\u00c8 certo una posizione \u201ccieca\u201d di ci\u00f2 che avviene realmente e che non tiene in considerazione cio\u00e8 il fatto che, perch\u00e9 lo vedono utilizzare in famiglia a genitori o fratelli e sorelle maggiori, la maggior parte dei bambini anche piccolissimi sa gi\u00e0 benissimo cos\u2019\u00e8 e come funziona Instagram. Sfruttare \u00abspazi digitali che corrispondano un po\u2019 di pi\u00f9 alle esigenze dei ragazzi\u00bb come YouTube Kids, Messenger Kids o quando e se arriver\u00e0 Instagram Kids pu\u00f2 essere cos\u00ec un\u2019occasione come un\u2019altra per \u00abfare un lavoro di educazione e accompagnamento rispetto a dinamiche della Rete che, comunque, quegli stessi ragazzi dovranno affrontare prima o poi ed evitare, cio\u00e8, che si ritrovino a 13 anni catapultati in uno spazio di vita completamente nuovo\u00bb\u00a0ha spiegato la psicologa Federica Boniolo.<br \/>\nA sostenere la richiesta di veto sulla versione under 13 di Instagram dei procuratori statunitensi sono dei dubbi, di certo non nuovi, su come passare troppo tempo connessi possa incidere sul senso di felicit\u00e0 percepito dei pi\u00f9 piccoli e sulla loro autostima, insieme a una lettera di una no profit americana che si occupa di questioni minorili in cui si sottolinea quante insidie ci siano nell\u2019esporre precocemente i bambini a un ambiente come Instagram \u00abche richiama una costante attenzione sull\u2019aspetto fisico\u00bb.<br \/>\n\u00c8 vero, infatti, che sul social visivo di casa Zuckerberg non sono rari i casi di  body shaming  e, pi\u00f9 in generale, alta \u00e8 l\u2019attenzione degli addetti ai lavori su come alcune dinamiche social possano finire per far sottovalutare o in qualche caso paradossalmente persino promuovere\u00a0disturbi alimentari come anoressia e bulimia.<br \/>\nNon \u00e8 un tema completamente nuovo. Si \u00e8 cominciato anzi a porre l\u2019attenzione sulla necessit\u00e0 di un web per bambini \u2013 o meglio sulla necessit\u00e0 di rendere il web per come lo conosciamo e frequentiamo ogni giorno pi\u00f9 a misura di bambini \u2013 dopo il successo di pubblico di servizi come ask.fm o\u00a0ThisCrush. Sul primo gli utenti interagiscono facendosi domande e al patto di rispondere nella maniera pi\u00f9 onesta possibile: non di rado, per\u00f2, le domande sono molto personali o il botta e risposta \u00e8 utilizzato per offendere l\u2019utente, anche insistendo su dettagli del suo aspetto fisico appunto. Il secondo \u2013 come suggerisce lo stesso nome, in inglese un\u2019espressione con cui si fa riferimento alle cotte passeggere \u2013 \u00e8 una sorta di confessionale per problemi di cuore, primi innamoramenti, esperienze sessuali precoci: anche tra gli utenti di ThisCrush non sono mancati, per\u00f2, episodi controversi o che hanno spinto gli utenti ad atti di autolesionismo o suicidi.<br \/>\nIl maggiore imputato in casi come questi \u00e8 tradizionalmente l\u2019anonimato garantito dalla Rete.<br \/>\nQuando il bambino sta in Rete in forma anonima: rischi e opportunit\u00e0<br \/>\nSu ask.fm e su ThisCrush, per esempio, ci si iscrive scegliendo nickname e avatar e potendo decidere solo in un secondo momento se, quando e a chi svelare la proprio vera identit\u00e0. In qualche caso, come quelli a cui si \u00e8 appena accennato, l\u2019anonimato spinge a non rispettare le regole e ad avere comportamenti che difficilmente si ripeterebbero fuori, quando non protetti da uno schermo.<br \/>\nCi\u00f2 non toglie che, specie quando si tratta di bambini, l\u2019anonimato possa avere dei vantaggi altrettanto consistenti: aiuta a vivere le relazioni meglio, pi\u00f9 liberamente, fluidamente e senza (o quasi) l\u2019impaccio di un corpo o una sessualit\u00e0 non ancora ben definita per esempio; crea un senso di complicit\u00e0 e appartenenza; spinge a mostrarsi per quelli che si \u00e8 davvero pi\u00f9 che per quelle che sono le aspettative degli altri (non a caso i \u201cfinsta\u201d sono diventati un vero e proprio trend tra gli adolescenti su Instagram); pu\u00f2 premiare un meccanismo di apprendimento e correzione tra pari che \u00e8 in molti frangenti pi\u00f9 produttivo di approcci pi\u00f9 tradizionali e didascalici.<br \/>\nGianluigi Bonanomi, autore tra gli altri di \u201cSharenting. Genitori e rischi della sovraesposizione dei figli online\u201d, ha sottolineato in un\u2019intervista ai nostri microfoni:<br \/>\n\u00abCome un martello pu\u00f2 essere usato per appendere un quadro o fracassare la testa a qualcuno, Internet pu\u00f2 essere usato insomma molto bene o molto male. La Rete e i social sono utili per comunicare, esprimersi, collaborare, condividere: \u00e8 per questo che \u00e8 piena di ragazzi che studiano, si divertono, giocano, discutono senza fare nulla di male e senza rischiare granch\u00e9. Un esempio? CoderDojo, i club che insegnano la programmazione informatica ai pi\u00f9 piccoli: del resto si dice che in futuro o programmerai o sarai programmato\u00bb.<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t Libri sul tema<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t\t&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\tSharenting. Genitori e rischi della sovraesposizione dei figli online&#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\tPi\u00f9 spesso di quanto si immagini sono i genitori a esporre inconsapevolmente i minori a una serie di pericoli online: dal cyberbullismo al grooming, passando per la violazione della privacy. Nel saggio &#8211; che a guardare bene non si rivolge solo ai genitori ma a chiunque abbia a cuore il benessere digitale dei pi\u00f9 piccoli &#8211; qualche consiglio pratico e immediato per evitare di sovraesporre i bambini con le proprie attivit\u00e0 in Rete. &#13;<br \/>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t&#13;<\/p>\n<p>\t\t\t\t\t\t\t\t\tLEGGI<\/p>\n<p>I benefici di un web per bambini potrebbero superare i rischi di un uso incontrollato della Rete da parte dei minori<br \/>\nIl sottotesto a quanto detto fin qua \u00e8 che il dibattito su rischi e pericoli che i bambini corrono online finisce spesso per sovrastare quello sui benefici che anche i pi\u00f9 piccoli potrebbero trarre dall\u2019abitare (bene) la Rete.<br \/>\nC\u2019\u00e8 infatti sempre molta eco mediatica su vicende come quelle della Tide Pod Challenge, della Blue Whale Challenge, della Benadryl Challenge o di Jonathan Galindo o su fenomeni come quelli dell\u2019hikikomori che hanno spinto addirittura governi come quello cinese a chiedersi se non sia il caso di imporre una sorta di \u201ccoprifuoco\u201d per videogiochi e altre attivit\u00e0 online.<br \/>\nCerto, la posta in gioco \u00e8 alta e per questo c\u2019\u00e8 un (nutrito) filone di studi che ormai da tempo indaga gli effetti che i social media hanno sugli utenti, minori e non, da un punto di vista mentale e psicologico: sono studi che, di volta in volta, provano a legare il tempo passato connessi con un maggiore senso di infelicit\u00e0, una maggiore probabilit\u00e0 di essere vittima di depressione o pensieri suicidi o di sviluppare disturbi del sonno, della concentrazione o dell\u2019apprendimento.<br \/>\nIn qualche caso, come quello di uno studio pubblicato su Nature dal titolo \u201cGli smartphone sono cattivi per alcuni adolescenti, non per tutti\u201d, sono lavori arrivati alla conclusione che social, ambienti e strumenti digitali non creano dal nulla disagi o disturbi, ma possono certo amplificare difficolt\u00e0 e vulnerabilit\u00e0 gi\u00e0 esistenti.<br \/>\nSecondo uno studio pubblicato da \u201cNature\u201d, l\u2019uso dei social media amplificherebbe disagi e difficolt\u00e0 vissute in et\u00e0 adolescenziale. Fonte: Nature<br \/>\nIn altri casi sono lavori ancora in fieri o che provano a dimostrare come le iniziative digitali abbiano aiutato molti, anche tra i pi\u00f9 piccoli, ad affrontare lo stress da coronavirus per esempio.<\/p>\n<p>Durante quarantene e lockdown infatti \u2013 e si tratta solo degli esempi pi\u00f9 semplici \u2013 \u00e8 grazie al digitale che si \u00e8 riusciti a stringere, rafforzare, mantenere le amicizie anche al di l\u00e0 delle distanze geografiche, a scoprire nuovi hobby e passatempi, ma anche cause sociali a cui appassionarsi e attorno alle quali organizzare diverse forme di partecipazione e  slacktivism .<br \/>\nPerch\u00e9 \u00e8 importante crescere cittadini digitali consapevoli<br \/>\nDi attivit\u00e0 costruttive che possono essere svolte sul web dai bambini e con i bambini ce ne sono tante. Come ha sottolineato Gianluigi Bonanomi, la cosa fondamentale per i genitori \u00e8 convincersi che \u00abnonostante i nostri figli, soprattutto quelli pi\u00f9 piccoli, sembrino a proprio agio con gli schermi perch\u00e9 sono nati in case piene di smartphone, tablet e schermi tattili di ogni tipo, non sono poi cos\u00ec competenti come crediamo. Usano facilmente, quasi naturalmente, questi strumenti, ma spesso mancano della cosiddetta digital fluency: hanno lacune su privacy, sicurezza, uso consapevole [degli strumenti digitali, ndr] e cos\u00ec via\u00bb.<br \/>\nA fargli eco \u00e8 Simone Cosimi quando sottolinea che \u00abcompetenza e consapevolezza sono due categorie ben diverse: i ragazzi spesso sono competenti, sanno fare tante cose molto meglio dei grandi, sono creativi, ma mancano appunto della consapevolezza, una categoria che alla componente tecnica unisce una visione di medio-lungo periodo, cio\u00e8 il saper immaginare cosa potrebbe succedere. Non puoi conoscere i rischi derivanti dalla pessima guida di un\u2019automobile, del resto, se non hai almeno delle competenze di fondo su alcuni aspetti tecnici di come funziona un\u2019automobile: non ti poni il problema di mettere le catene nel bagagliaio o di cambiare l\u2019olio per un viaggio di 500 chilometri se non sei mai salito in macchina o non hai mai aperto il cofano\u00bb.<br \/>\nDi chi \u00e8 la responsabilit\u00e0 di insegnare ai bambini come stare in Rete<br \/>\nPi\u00f9 difficile \u00e8 rispondere a domande come \u201cchi \u00e8 responsabile di educare alla cittadinanza\u00a0digitale i pi\u00f9 piccoli?\u201d, \u201cDi chi \u00e8 il compito di creare un web per bambini?\u201d. Uno sforzo sinergico sembra indispensabile e non pu\u00f2 che coinvolgere soggetti come famiglia, istituzioni, big tech.<br \/>\nGenitori e caregiver sono considerati i principali responsabili di cosa i bambini fanno con gli smartphone e quando sono connessi, ma c\u2019\u00e8 una parte di responsabilit\u00e0 attribuita anche a produttori dei device e gestori delle piattaforme. Fonte: Statista<br \/>\nNel corso del tempo cos\u00ec, come gi\u00e0 si accennava, numerose rivendicazioni sono state fatte nei confronti dei produttori dei device tanto quanto dei gestori delle piattaforme.<br \/>\nUn gruppo di shareholder di Apple nel gennaio del 2018 si \u00e8 rivolto alla compagnia di Cupertino chiedendole un maggiore impegno nello sviluppo di misure e strumenti di parental control che permettano ai genitori di gestire meglio l\u2019utilizzo dei device da parte dei piccoli.<br \/>\nA marzo 2018, poi, uno scandalo ha investito Facebook quando il completamento automatico nella barra di ricerca suggeriva contenuti violenti, riguardanti abusi su minori a chiunque digitasse la stringa \u201cvideo di\u201d: un errore presto corretto e per cui la compagnia si \u00e8 prontamente scusata, ma che ha certo allarmato quanto alla salubrit\u00e0, per i pi\u00f9 piccoli, di un ambiente di questo tipo.<br \/>\nDa inizio 2019, dopo che qualche addetto ai lavori si era accorto che sulla piattaforma video di Mountain View abbondavano video in cui gli utenti si sfidavano a giochi pericolosi come quelli a cui si \u00e8 gi\u00e0 accennato o che potevano incitare al suicidio o diffondevano idee negazioniste, YouTube ha prima bannato le challenge e poi operato una stretta sui criteri di monetizzazione.<\/p>\n<p>\u00c8 in occasioni come queste che, con pi\u00f9 prepotenza, sembra avvertita la necessit\u00e0 di interventi di tipo normativo o regolatore, capaci di \u00abdare dei percorsi chiari, degli strumenti e dei perimetri precisi di responsabilit\u00e0 per chi fornisce questi servizi, oltre che su un fronte diverso come l\u2019alfabetizzazione sia dei minori che degli adulti\u00bb ha proseguito Simone Cosimi.<br \/>\nCome si diventa (insieme) buoni genitori digitali<br \/>\nGran parte dell\u2019allarmismo che esiste sugli ambienti digitali e la loro frequentazione da parte dei bambini potrebbe dipendere da una mancata \u2013 o incompleta \u2013 conoscenza da parte dei grandi del web e delle sue logiche. \u00c8 la stessa mancanza di digital literacy che, come ha sottolineato Federica Boniolo durante la gi\u00e0 citata puntata di Inside Talk dedicata alle insidie del web per bambini, preadolescenti e adolescenti, in qualche caso spinge i genitori a condividere compulsivamente e indiscriminatamente qualsiasi informazione o contenuto riguardante i propri figli, a volte esponendo questi ultimi inconsapevolmente a ulteriori, numerosi, rischi (c\u2019\u00e8 un nome per il fenomeno:  sharenting ).<br \/>\nSono genitori che, per usare ancora le parole di Simone Cosimi, avrebbero bisogno di \u00absottoporsi a delle cure Ludovico, per dirlo alla Arancia Meccanica e cio\u00e8 a delle vere e proprie immersioni in questi ambienti, anche a costo di capirne davvero molto poco all\u2019inizio. In fondo \u00e8 come una guerriglia: se non conosci il territorio dove si muove tuo figlio o il tuo studente, come pensi di poter prevenire quello che accadr\u00e0?\u00bb.<br \/>\nC\u2019\u00e8 chi, come Gianluigi Bonanomi, preferisce parlare invece di una<br \/>\n\u00abnavigazione familiare che dimostri come la tecnologia non \u00e8 solo un motivo di scontro in famiglia, ma anche oggetto di condivisione e confronto. \u00c8 la prima volta nella storia, del resto, che i genitori non sanno indicare la rotta ai figli. Anche se non competenti dal punto di vista tecnologico, per\u00f2 rimangono pi\u00f9 maturi di loro dal punto di vista emotivo e morale, per questo dovrebbero aiutarli, affiancarli, trovare dei momenti, anche pochi minuti al giorno, per usare con loro questi strumenti, se non addirittura stilare delle regole di uso consapevole della tecnologia o per preservare sicurezza e privacy online. Solo se le regole sono condivise, e valgono per tutti, del resto funzionano\u00bb.<br \/>\nMolti genitori di bambini sul web spesso infatti non forniscono un esempio coerente: come si pu\u00f2 pensare, infatti, che i figli sappiano distinguere cosa si pu\u00f2 tranquillamente condividere in Rete da cosa \u00e8 meglio tenere per s\u00e9 se per primi, da grandi, non si fanno questo tipo di distinzioni? Come si pu\u00f2 pretendere che rispettino degli orari di pausa tassativa dai social se con la scusa di una chiamata o un messaggio di lavoro si contravviene alla regola del non guardare il telefono mentre si \u00e8 a tavola?<br \/>\n\u00c8 quello su cui ha invitato a riflettere Federica Boniolo, sottolineando che essere genitori digitali \u00e8 certo \u00abun impegno, una responsabilit\u00e0 nuova: le cose cambiano continuamente e restare al passo \u00e8 complicato\u00bb. Servono \u00abcuriosit\u00e0, apertura mentale, il partecipare a degli incontri o rivolgersi a degli esperti che possano aiutare a gestire alcuni aspetti della vita in Rete del bambini quando non si riesce da soli, il non sentirsi colpevolizzati o giudicati, il riconoscere che non \u00e8 qualcosa di propria competenza e confrontarsi, quindi, con altre famiglie ma soprattutto sperimentare con i ragazzi\u00bb.<br \/>\nSe gi\u00e0 nel caso degli adulti a mettere pi\u00f9 a rischio la sicurezza digitale dell\u2019individuo sono cattive scelte fatte quotidianamente, infatti, \u00e8 pi\u00f9 facile costruire una buona cultura digitale a partire da un approccio condiviso da cui genitori e figli abbiano vicendevolmente da imparare.<\/p>\n<p>\n<!--noindex--><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.insidemarketing.it\/web-per-bambini-regole-e-applicazioni\/\" rel=\"nofollow\">Source link <\/a><br \/>\n<!--\/noindex--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 ragionamento su un web per bambini, un web capace di venire incontro cio\u00e8 anche alle esigenze dei pi\u00f9 piccoli e garantire loro esperienze costruttive, che non parta da un certo allarmismo sul cosiddetto screen time, ossia il tempo che i bambini passano davanti agli schermi di computer, tablet, smartphone. 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