{"id":1725,"date":"2020-11-21T12:01:59","date_gmt":"2020-11-21T12:01:59","guid":{"rendered":"https:\/\/super-news.info\/it\/social-media-durante-le-presidenziali-americane-2020\/"},"modified":"2020-11-21T12:02:01","modified_gmt":"2020-11-21T12:02:01","slug":"social-media-durante-le-presidenziali-americane-2020","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/super-news.info\/it\/social-media-durante-le-presidenziali-americane-2020\/","title":{"rendered":"Social media durante le presidenziali americane 2020"},"content":{"rendered":"<p>    Gli occhi erano puntati sui risultati, ma anche rispetto a cosa avrebbero fatto i  social media durante le presidenziali americane 2020 c\u2019era parecchia attesa. Non solo perch\u00e9, come sottolinea Socialbakers, il 72% degli elettori americani usa \u00abattivamente qualche social network\u00bb e, in virt\u00f9 di questo, piattaforme e ambienti digitali hanno rappresentato per i candidati delle due parti terreno fertile su cui raccogliere consenso e, se possibile, spostare voti. Altre campagne elettorali, altri appuntamenti alle urne si erano naturalmente susseguiti in questi quattro anni, ma l\u2019elezione del nuovo presidente americano rappresentava un banco di prova senza eguali per le policy contro disinformazione politica, manipolazione del voto, interferenze di paesi terzi sui processi democratici. La cosa che le big tech dovevano scongiurare in ogni modo per le presidenziali USA 2020 era, cio\u00e8, una nuova Cambridge Analytica e, per parafrasare TechCrunch, il voto del 3 novembre aveva agli occhi degli addetti ai lavori (anche) il valore di un grande test per capire cosa davvero i social network hanno imparato da quanto successo nel 2016. Dalle policy per gli annunci elettorali alle impostazioni contro la diffusione di fake news politiche: l\u2019attivismo dei social media durante le presidenziali americane 2020 Non si pu\u00f2 dire, in questo senso, che le piattaforme e i loro gestori non abbiano lavorato d\u2019anticipo. Google e Facebook, per esempio, erano stati tra i primi a dotarsi di apposite linee guida per chi volesse investire in sponsorizzate e annunci elettorali sulle proprie piattaforme ed erano linee guida ispirate soprattutto alla necessit\u00e0 che fosse in ogni momento chiaro all\u2019elettore chi pagasse per veicolare quale messaggio.  Con l\u2019avvicinarsi del 3 novembre, e quando erano apparsi pi\u00f9 chiari i territori su cui strategicamente si sarebbero mossi i due candidati, queste stesse linee guida si erano fatte pi\u00f9 restrittive. Facebook soprattutto aveva annunciato la possibilit\u00e0 di bloccare completamente la pubblicit\u00e0 politica\u00a0una volta conclusesi le operazioni di voto per evitare che qualcuno si attribuisse preventivamente \u2013 e ingiustamente \u2013 la vittoria.  Una scelta, quella di bannare la pubblicit\u00e0 politica, a cui Twitter era invece arrivato subito. Se fissare paletti per i contenuti paid di politici e loro sostenitori pu\u00f2 sembrare soprattutto un modo per tutelare interessi e brand safety degli altri investitori, i social media durante le presidenziali americane 2020 hanno puntato anche su feature e impostazioni che garantissero \u2013 in via teorica almeno \u2013 un discorso pubblico pi\u00f9 sano ed equilibrato. Per ridurre l\u2019 infodemia durante un campagna elettorale gi\u00e0 infuocata nei toni dall\u2019emergenza sanitaria, dalle polemiche sulla sua gestione, dalle proteste per la morte di George Floyd, Facebook ha deciso per esempio di frenare la visibilit\u00e0 dei post troppo virali e di segnalare quando quella che si stava tentando di condividere fosse una notizia vecchia; qualcosa di simile ha fatto Twitter invitando gli utenti ad aprire i link prima di ricondividerli e, di fatto, rendendo impossibile il semplice retweet.  Un vero e proprio caso si era sollevato quando Twitter ha segnalato per la prima volta come infondato un tweet di Trump contenente informazioni controverse sul voto via posta. Il presidente uscente aveva iniziato, allora, una sorta di guerra contro le big tech a colpi di minacce di modifica alla sezione del Telecommunication Act del \u201996 che, di fatto, solleva le stesse da ogni responsabilit\u00e0 davanti a un giudice rispetto ai contenuti condivisi dagli utenti. Facebook aveva assunto allora un atteggiamento strategicamente pi\u00f9 prudente \u2013 giudicato, per\u00f2, da qualcuno addirittura lassista \u2013 e sottolineato l\u2019impossibilit\u00e0 per un social network di ergersi ad \u00abarbitro della verit\u00e0\u00bb, scatenando di conseguenza forse il pi\u00f9 grande sciopero di sempre dei suoi dipendenti e una campagna per boicottare la pubblicit\u00e0 su Facebook a cui hanno preso parte brand come Patagonia e North Face, prima di star e personaggi del jet set internazionale.  Come facebook e simili hanno evitato false attribuzioni di vittoria durante l\u2019election night americana Questo atteggiamento differente dei due social media durante le presidenziali americane 2020 \u00e8 apparso amplificato soprattutto in occasione dell\u2019election night. Gestire il continuo flusso di aggiornamenti, breaking news , primi conteggi, statistiche e proiezioni non era una sfida da poco, tanto pi\u00f9 che il presidente uscente aveva gi\u00e0 abbondantemente minacciato di fare ricorso contro brogli o errori nel conteggio delle schede.\u00a0Quando a spoglio ancora in corso Trump ha twittato dal proprio profilo personale il presunto \u00abgrande vantaggio\u00bb dei repubblicani e cominciato a parlare di voti \u00abrubati\u00bb, cos\u00ec, Twitter ha completamente oscurato il tweet con un messaggio di avviso per gli utenti. Chi volesse leggere comunque il contenuto reputato \u00abtutto o in parte controverso\u00bb deve, ancora ora, fare almeno due click o due tap: creare frizione sembra essere stata, cio\u00e8, ancora una volta la strategia dei moderatori di Dorsey contro le fake news politiche. Lo stesso destino sarebbe toccato, tra l\u2019altro, pi\u00f9 tardi in quella stessa giornata, anche ad altri tweet in cui il presidente uscente lamentava brogli e conteggi scorretti dei voti.  We are up BIG, but they are trying to STEAL the Election. We will never let them do it. Votes cannot be cast after the Polls are closed! \u2014 Donald J. Trump (@realDonaldTrump) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/realDonaldTrump\/status\/1323864823680126977?ref_src=twsrc%5Etfw\">November 4, 2020<\/a>  Pi\u00f9 morbida, invece, la linea di Facebook che ha segnalato\u00a0i post in cui Trump annunciava il vantaggio su Biden e prevedeva la vittoria, ma lasciandone comunque ben visibile il contenuto. Anche nella notte elettorale, insomma, la strategia di Menlo Park \u00e8 sembrata quella della spinta gentile (in gergo \u201d nudging \u201c) verso fonti d\u2019informazione fidate e affidabili, come quelle raccolte all\u2019interno del Facebook Voting Information Center.     We are up BIG, but they are trying to STEAL the Election. We will never let them do it. Votes cannot be cast after the Polls are closed! Posted by Donald J. Trump on\u00a0Tuesday, November 3, 2020  Per maggior trasparenza per\u00f2, sotto ai post dei candidati, Facebook ha aggiunto anche, per tutta la durata dello spoglio, un apposito disclaimer che avvisava gli utenti che il conteggio dei voti era ancora in corso. In risposta ai post in cui Trump ripetutamente si era attribuito con anticipo la vittoria, durante l\u2019election night e per tutta la durata del conteggio dei voti Facebook ha inviato apposite notifiche agli utenti americani per avvisarli che i risultati non erano ancora quelli definitivi. Fonte: Facebook Newsroom Una volta che il vincitore e futuro presidente degli Stati Uniti \u00e8 stato annunciato dai principali media del Paese, gli elettori americani hanno ricevuto un\u2019apposita notifica su Facebook e Instagram che ne confermava il nome.  Once Reuters and a majority of independent decision desks at major media outlets, including ABC, CBS, Fox, NBC, CNN and AP project a winner, we&#8217;ll update the notifications running across the top of Facebook and Instagram with the projected winner of the election. <a href=\"https:\/\/t.co\/5asIe2hZip\">pic.twitter.com\/5asIe2hZip<\/a> \u2014 Facebook Newsroom (@fbnewsroom) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/fbnewsroom\/status\/1324560190105178112?ref_src=twsrc%5Etfw\">November 6, 2020<\/a>  Perch\u00e9 facebook e gli altri hanno bloccato hashtag, gruppi e pagine riconducibili ai sostenitori di trump \u00c8 SocialMediaToday a fare un elenco delle altre azioni intraprese dai social media durante le presidenziali americane 2020 e, in particolar modo, durante l\u2019election night e nei giorni successivi, quando non era ancora ben chiaro chi fosse stato eletto presidente degli Stati Uniti. Tra le altre cose, Facebook avrebbe bloccato hashtag come #sharpiegate, #stopthesteal e #riggedelection che elettori repubblicani e sostenitori di Trump stavano usano per chiedere anche sui social di fermare il conteggio dei voti, dopo le ennesime dichiarazioni \u2013 rimaste infondate \u2013 in cui lo stesso si diceva convinto di irregolarit\u00e0 e brogli. Gli stessi hashtag sono stati bloccati \u2013 e lo sono ancora \u2013 su TikTok: come spesso accade sull\u2019app, per\u00f2, gli utenti hanno provato ad aggirare le restrizioni usando versioni degli hashtag contenenti emoji o piccoli refusi in modo che i propri contenuti non venissero bloccati. Anche su TikTok gli hashtag usati dai sostenitori di Trump per chiedere di fermare il conteggio dei voti sono bloccati (al 19 novembre 2020), ma gli utenti hanno provato ad aggirare le restrizioni con versioni contenenti refusi o emoji degli stessi. Twitter sembra aver deciso, invece, di limitarsi a usare nei tweet che li contenessero\u00a0 l\u2019apposita etichetta per fake news e contenuti controversi e neanche cinguettii vip, come quelli della senatrice Marjorie Taylor Greene, sono sfuggiti all\u2019occhio vigile dei moderatori.  How many of Georgia&#8217;s 159 counties did this happen in? https:\/\/t.co\/VEo0OQBlsx \u2014 Marjorie Taylor Greene ?? (@mtgreenee) <a href=\"https:\/\/twitter.com\/mtgreenee\/status\/1329072969583370240?ref_src=twsrc%5Etfw\">November 18, 2020<\/a>  Bloccare un hashtag, tanto pi\u00f9 se esplicitamente utilizzato per diffondere notizie non verificate e dati controversi, pu\u00f2 limitare sicuramente portata della disinformazione politica ed esposizione alla stessa, ma potrebbe avere anche effetti decisamente concreti sulla gestione della cosa pubblica. L\u2019ipotesi che avanza tra gli altri BuzzFeed.News\u00a0\u00e8, infatti, che i moderatori di Facebook abbiano a disposizione uno speciale tool che permette di calcolare la probabilit\u00e0 che l\u2019accendersi delle discussioni sui social su un determinato tema o un trend del momento si traduca in violente manifestazioni di piazza. Secondo la ricostruzione della testata, la soglia critica \u00e8 quella di un incremento del 45%; soglia che potrebbe essere stata raggiunta durante l\u2019election night e nei giorni a seguire quando, in effetti, le stesse persone che stavano usando sui social gli hashtag in questione o loro affini si stavano recando davanti ai centri in cui avveniva il conteggio dei voti americani e minacciavano proteste contro le presunte irregolarit\u00e0. Con un obiettivo simile, quello di evitare attacchi sistematici alle strutture democratiche del Paese, riporta The Verge, \u00e8 stato anche rimosso il gruppo Facebook \u201cStop The Steal\u201d che, solo in 48 ore, aveva raccolto oltre 360mila membri tra i sostenitori di Trump convinti che la vittoria di Biden fosse rubata. Non \u00e8 passato molto, per\u00f2, perch\u00e9 altri due gruppi clone venissero rifondati e raccogliessero decine di migliaia di iscritti, proprio nelle ore in cui i moderatori di Zuckerberg decidevano, tra l\u2019altro, di intervenire per chiudere un network di pagine Facebook legate a Steve Bannon, ex stratega di Trump, che diffondevano messaggi simili. \u00abspegnersi completamente\u00bb\u00a0\u00e8 quello che avrebbero dovuto fare i social media durante le presidenziali americane 2020? Scovare e intervenire contro tutte le minacce alla \u00abcivic integrity\u00bb di un paese (di questo parla esplicitamente la policy di Facebook, ma anche le altre piattaforme ne hanno di simili, grazie alle quali riescono a intervenire anche per, com\u2019\u00e8 successo su Twitter, smantellare reti di account fake russi, cinesi e turchi sospettati di fare cyberwarfare) \u00e8 sicuramente un buon punto di partenza. C\u2019\u00e8 chi sostiene, per\u00f2, che i social media durante le presidenziali americane 2020 avrebbero potuto fare di pi\u00f9. \u00abSpegnersi completamente una settimana prima del voto\u00bb per esempio: \u00e8 questa la proposta di un colonnista di Wired. Sarebbe stato opportuno trovare altri modi, infatti, per continuare ad assicurarsi che gli elettori si registrassero al voto e questa sorta di blackout delle piattaforme digitali durante l\u2019ultimo round della campagna presidenziale avrebbe giovato, tra l\u2019altro, prima di tutto a loro stesse. Questo sarebbe stato infatti \u2013 secondo l\u2019ipotesi di Martin Skladany \u2013 l\u2019unico modo per riuscire a \u00abmantenere, nei fatti, l\u2019impegno di restare neutrali\u00bb. Nei mesi scorsi, dopo essersi visto ripetutamente bannato su Twitter e aver capito che la querelle con TikTok negli Stati Uniti colpiva pi\u00f9 gruppi di interesse del previsto, Trump si \u00e8 detto convinto, e ha continuato a ripetere come una litania, che big tech e piattaforme di cui sono responsabili rischiano di creare una sorta di spirale del silenzio sulle idee repubblicane, vittime come sono di un certo bias democratico. \u00c8 difficile dire se sia davvero cos\u00ec e, pi\u00f9 pragmaticamente e guardando agli elettori, se un certo tipo di presenza, una certa attivit\u00e0 o persino scegliere una o l\u2019altra piattaforma social siano in qualche misura predittivi di questa o quella propensione di voto. Alcuni studi ci hanno provato: degli insight condivisi da Business Insider, per esempio, sottolineerebbero come chi controlla Twitter almeno una volta al giorno sarebbe una volta su quattro pi\u00f9 propenso al voto democratico, mentre al contrario condividere post o link con cadenza almeno settimanale su Facebook sarebbe il comportamento tipo dell\u2019elettore repubblicano. C\u2019\u00e8 una correlazione tra il proprio modo di stare sui social e le proprie propensioni o intenzioni di voto? Gli insight sui elettori democratici e repubblicani. Fonte: Business Insider Per tornare alla proposta di spegnere le reti sociali in momenti cruciali per la vita di un Paese come le elezioni appunto, non si pu\u00f2 non considerare comunque che queste presidenziali americane saranno ricordate anche come le prime in cui YouTube ha interrotto delle sedicenti dirette streaming che promettevano di trasmettere il conteggio dei voti (certo, il caso pi\u00f9 eclatante rester\u00e0 quello dell\u2019interruzione delle diretta su ABC, CBS, NBC della conferenza stampa di Trump dalla Casa Bianca). Quello di cui parlano decisioni come questa e le diverse policy e strategie di coping, si \u00e8 visto adottate dai social media durante le presidenziali americane 2020, \u00e8 insomma soprattutto il territorio grigio in cui ci si muove ancora quando si tratta di rispetto della par condicio o, ancor pi\u00f9, del silenzio preelettorale per esempio negli ambienti digitali. Quale futuro per i social network con il passaggio al governo biden? Cambiare i regolamenti per i social media potrebbe essere, insomma, un grande tema con cui il governo Biden dovr\u00e0 fare i conti. Scrive The Drum che, con ogni probabilit\u00e0, il primo intervento \u2013 quando e se avverr\u00e0 \u2013 potrebbe riguardare proprio la tanto discussa Sezione 230 del Telecommunication Act del 1996 e, a ben guardare, farlo in direzione meno di rottura rispetto agli intenti di Trump di quanto si immagini: anche la neo amministrazione democratica, cio\u00e8, potrebbe voler rendere le piattaforme pi\u00f9 responsabili rispetto a quello che gli utenti fanno e condividono al loro interno. Trattandosi perlopi\u00f9 di aziende a stelle e strisce, quello che l\u2019amministrazione americana decider\u00e0 sulle big tech potrebbe incidere in maniera incommensurabile sul futuro globale delle piattaforme e della social media regulation. Di certo, per\u00f2, c\u2019\u00e8 ancora davvero poco. Solo per fare un esempio, poco \u00e8 dato sapere persino su cosa Biden intende fare con il ban di Tiktok in America. Ci\u00f2 che non \u00e8 difficile da prevedere \u00e8 che tra i tradizionali passaggi di consegne tra il presidente uscente e quello entrante ci sar\u00e0 anche quello che riguarda la gestione degli account di @POTUS e @FLOTUS sulle diverse piattaforme (il primo passaggio presidenziale in chiave social fu proprio quello tra Obama e Trump). Si tratter\u00e0 di\u00a0 pensare alla transizione verso una nuova presenza digitale per la Casa Bianca. Non \u00e8 detto che Biden non possa raggiungere gli stessi picchi di engagement  dei suoi immediati predecessori. Nonostante Trump sia conosciuto come il presidente \u201ctwittatore\u201d, l\u2019engagement di Biden su Twitter (nel grafico in blu) \u00e8 notevolmente cresciuto, fino a eguagliare quello dell\u2019avversario repubblicano, durante la campagna elettorale per le presidenziali 2020. Fonte: Socialbakers Stando ancora ai dati di Socialbakers, infatti, il candidato democratico in questi mesi di campagna elettorale ha superato in coinvolgimento, anche su Twitter che \u00e8 da sempre cavallo di battaglia di Trump, le performance dell\u2019avversario e il suo staff ha nel frattempo sperimentato anche alcune new entry per la campagna elettorale online come videogiochi e ambienti di second life per esempio.  Nel frattempo, sottolinea Bloomberg, Trump dovr\u00e0 arrendersi a perdere i suoi privilegi da presidente degli Stati Uniti anche su Twitter e a vedere i suoi tweet pi\u00f9 sistematicamente oggetto di fact-checking e segnalazioni come quelle gi\u00e0 sperimentate in campagna elettorale. Statement e contenuti inappropriati dei politici su Twitter sono tradizionalmente trattati, infatti, con una linea pi\u00f9 morbida di quella utilizzata per gli utenti comuni: il social sostiene da tempo, infatti, che sia importante per gli elettori sapere esattamente come la pensino e in cosa credano le persone per cui votano.   \u00a9 RIPRODUZIONE RISERVATA E&#8217; vietata la ripubblicazione integrale dei contenuti <script async src=\"https:\/\/platform.twitter.com\/widgets.js\" charset=\"utf-8\"><\/script><br \/>\n<br \/>\n<!--noindex--><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.insidemarketing.it\/social-media-durante-le-presidenziali-americane-2020\/\" rel=\"nofollow\">Source link <\/a><br \/>\n<!--\/noindex--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli occhi erano puntati sui risultati, ma anche rispetto a cosa avrebbero fatto i social media durante le presidenziali americane 2020 c\u2019era parecchia attesa. 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